ENIGMI INTERIORI

 

 

 

 

 

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R I S U S C I T A M I

Maestro, ho tanto bisogno di un miracolo

trasforma la mia vita e tutto in me

da tempo non vedo più la luce

hanno spento già la mia gioia di vivere

umiliato la mia speranza,

vedo i miei sogni cancellati tristemente

lacrime di solitudine bagnare i miei occhi.

Maestro, non ho altro che io possa fare

solo tu hai tutto il potere,

sono seppellito come Lazzaro in questo sepolcro di disperazione

c’è un macigno che Satana ha messo davanti.

Maestro, chiama il mio nome ti prego

ascolterò con fede inginocchiato la tua voce

rimuovi la pietra delle mie paure e chiamami ad uscire

fai rivivere i miei sogni: liberami!

Sospinto dalla fede che c’è in te

sicuro d’una vittoria che tu solo dai

risuscitami!

 

NISIDA

Sconosciuta Nisida, sacerdotessa del male

misteriosa, imprendibile, diabolicamente angelica

dimmi ti prego: chi sei?

Fai parte del mio mondo mortale

o ti ha partorito la mia immaginazione?

Sei una creatura di carne e ossa

oppure un’entità figlia di magia e misteri?

Ogni notte ed alla stessa ora

puntuale mi rapisci col tuo campo magnetico

invisibile alone che dà piacere e uccide

e mi traforma in alieno uguale a te

estrema lotta fra carne e spirito

drammatico calvario di orgasmi e morte.

Ti scongiuro Nisida

svelami il tuo complicatissimo enigma

e rivelami se è donna o fantasma

colei che di notte fa l’amore con me.

Amabile folle creatura

da quale mondo vieni?

che poteri hai?

che specie di demone sei? Mi leggi la mente, oltrepassi i pensieri.

Non ho paura di te, sai: tu sei tutto quello che io sono

ma le conseguenze di questa tua presenza in me

non sono in grado di controllarle, potrebbero essere devastanti.

Io so da sempre

di non essere normale

legato da un cordone ombelicale alla solitudine

perso nei labirinti dell’angoscia

sospeso tra le forze del bene e quelle del male

aggrappato solo all’arte ed alla sua creatività.

Ma tu inafferrabile Nisida disegni il mio destino

sei una lama affondata nella mia carne che non trasmette dolore

una voce lunare che mi guida la mente come un sesto senso

ed hai disintegrato ogni equilibrio

ormai sono folle più dei folli.

E’ tempo di portarmi con te, seducente Nisida

questo mondo non è più per me

la mia anima è troppo inquieta e gitana per rimanere ancora,

ho conosciuto solo tenebre

ora voglio entrare nella luce.

LACRIME D’ARDESIA

Una bruna landa

Trafitta da aghi verde-spento.

Sopra dense nubi pendono basse;

immote, opprimenti con il loro grigiore.

Nella plumbea ombra del mio albero

Dalle foglie color del giaietto

Seggo.

Sondo l’orizzonte;

custodisce la nera voragine.

Sol essa m’affascina.

Sotto le palpebre, ribolle d’enigmi di vermiglio.

Del suo vuoto oscuro, si empie l’anima.

Ma è lontana.

-il mio tronco è riarso solo alla base –

Sebbene pur sempre incombente.

I miei lineamenti,

-raggelati dal dubbio-

Le mie membra,

-contratte dalla costernazione-

Attendono il vento;

poiché i suoi dardi

devasteranno l’immobilità

e libereranno il fulgore,

il sole.

Tutto brillerà

Percosso da riverberi;

-immaginifiche distrazioni-

M’accecheranno.

-Come tutte le altre volte.-

Frattanto, piango lacrime d’ardesia.

ESSENZA DI TE

Dell’iridi tue

Ho tinto un lago,

e dal fondo delle sue acque

respirando di te l’essenza,

ho contemplato

i fulgori dell’oscura notte.

Li ho sussurrati al mattino,

con la pelle immersa

nel sole

ed i sensi adagiati

nell’ombra dell’animo tuo,

come mai avrei potuto

se solo.

Ora,

come io artista e tu estro,

carpisci note alla spuma e alla rugiada

ed al vento

la nostra poesia

canta!

MANTO DI TENEBRA

Ama il mare

L’immane sua armonia

Frangersi in spuma

Nella maestosità

della scogliera

Ch’ama a sua volta

La solenne sua immobilità

Dissolversi in riverbero

Nelle danze eteree

Dell’acqua.

Così

Ella ama la sua ignea luce

Avvolta dal manto di tenebra di lui,

Egli ama la sua oscurità

Stracciata dai guizzi di fulgore di lei,

Ciascuno nell’iridi dell’altro.

OSCURO ENIGMA

Avvolto l’istinto

da un manto di mestizia

-imprimendo nella neve orme d’onice-

respiro un’arida ibernazione

fra montagne canute.

Squassato il pensiero

da fitte schiere

di lividi tassi e spogli gelsi,

vano m’arranco

per una forra ove gemere

all’insaputa della selva.

Incatenati i sensi

da esperidi coriacee

a riverberi sparuti d’un fiume sibilante,

madido di foschia

mi struggo ammirando nel vespro

l’oscuro enigma

-effimero-

costellato di fulgori criptici.

Ma nell’unica lacrima

serbo il ricordo

d’un ibis tinta

d’ostro giulivo

che con sguardo di lince

sonda ogni orizzonte,

carpendo della meraviglia la purezza.

Così dell’essenza

-che anche solo a percepire

spesso s’anela-

ella rifulge.

IMMENSITA’ INDEFINITE

Volle il caso che quella sera

Una nube d’ovatta azzurra evaporasse

Da immensità indefinite

A titillare soave il roseo cielo.

Della sua serenità quel gigante

Inondava il tutto

Che al di sotto gli voltava le spalle,

Riarso dalla sua decadenza.

Mirabile spettacolo

Nei meandri più foschi dell’essere mio

S’insinuò;

Violento

Fra le effusioni dell’istinto ed i bagliori dell’emozione

Cercò la ragione,

Volle destarla.

Così io compresi la mia beatitudine,

Scovandola

E poi rimirandola

In una fausta sera estiva.

INCANDESCENTE

Ad un arido aggallato

S’abbandona.

Iris vividi o giunchi fausti

-Acidi come uno spillo di luce irriverente

Diritto negli occhi-

Talvolta l’accarezzano.

Del silenzio non teme più

Gli echi,

dell’oscurità non agogna più

le ombre.

Giunge così all’orizzonte,

rincorrendo il tramonto;

si getta

divampando incandescente

in un’eruzione di fulgore.

Grida la commozione,

Piange la gioia,

Fa l’amore con la morte.

– S’estingue nel mare

Che di vita

Vibra.-

SORDIDI LAMENTI

Sotto betulle

torbide lacrime

sordidi lamenti

d’un pavone a cui

gli sfolgorii delle piume

l’impervia selva

eclissa.

FRANTUMAZIONE

Della burrasca di vermiglio

E delle sue magnifiche folgori

Solo indugiano esauste perle

Sul lacero perpetuino.

Segue l’eliotropio

Il fulgido splendore;

ma non il fiammante Apollo,

non il Sole.

Si schiude il mirabile fiore

Alla nera ombra;

non all’estatica Selene,

non alla Luna.

Allora nella placida aurora.

(“Frantumata in lacrime l’illusione, nel silenzio della solitudine sento forte la tua presenza;

Il mio demone mi ha lanciato contro un boomerang ma la mia fede è cresciuta.

So che piangere significa ritrovarsi, glorificare Dio non più il mio io.

Guardo avanti e scendendo nelle acque battesimali

rinasco in Cristo Gesù come una sua nuova creatura,

il male appartiene ormai al mio passato:

È cancellato e vinto, frantumato!”).

ECHI ANCESTRALI

Una radura imperlata

Di luce

Soffonde in echi ancestrali

Di grandine

Un sogno screziato

Di malinconia;

Ciò che è stato

Di consapevolezza

S’inebria.

FOGLIAME DI SANGUE

-Fogliame di sangue

Macerato graffia

E spiana lercio sentiero

Entro faggi di pece-

Lì giace abietto

essere scialbo

per le bieche percosse

nei suoi tardivi fremiti.

-Ma scroscerà

Rugiada d’onice

Ed irromperà ogni tinta

vivida nel viluppo dell’ombra.-

Nell’iridi vitree sfolgorio

d’ardesia l’incita al primo

indomito vacillare;

egli correrà allora

reiterando la vita

tra spine di rose

superbe

ruggendo lacrime.

PULSA…LA VITA

Nei celati orizzonti

Incede gelido il vento

Lontano coi neri nembi.

A fiotti da sprazzi d’azzurro

Floridi imperlano i raggi

d’ambra i prati rinnovati.

Lassi e sparuti solo

gli arbusti straziati e tremanti

ancor pulsano di vita

aspettando

della primavera l’arancio e il vermiglio.

SOLE SPENTO

S’è spento il sole

nell’orizzonte

Vibra il mare e

brilla d’oscurità

com’ogni tuo sguardo.

SILENZIO CREPUSCOLARE

Prese l’iridi

Dal silenzio crepuscolare

Nell’essere m’inabisso

Come amanti di fiamma tremanti

Brucianti dinanzi all’oceano

In burrasca.

Così l’avverto

Sole d’onice

Fatua palpitare;

la vita.

FOLGORI

Ci sono macchie scure, zone d’ombra che anziché scacciare ho alimentato,

Che non riesco ad estirpare mai dal mio io: frutti cattivi d’un albero buono,

Enigmi interiori della mia mente, sempre invasa da concupiscenti tentazioni demoniache,

Carnali follie indecifrabili radicate in me sin dalla nascita:

Perdonami mamma!

Se non son riuscito ad essere ciò che volevi,

Per non aver saputo vivere una vita normale: una falsa libertà mi rendeva schiavo.

Ora che tu non sei più capisco che l’unica ragione della tua vita ero io

Le tue parole scuotono la mia anima

Come folgori nella notte, ho sfigurato la bellezza dell’anima scandalizzando i miei occhi;

Rimane il rimpianto di non averti ascoltata e il doloroso esame d’un passato ingolfato di sbagli.

Ma vi è un’unica grande consolazione dopo la tua morte, segno di vittoria:

L’imbattibile tempio di Satana fatto di lussuriose immagini oscene,

Eretto in segreto a casa mia, ora brucia nel fuoco, umiliato ed impotente,

Ridotto in cenere, trasformato in sporcizia e spazzatura.

 

VITA SU MORTE

Rosei petali

sparsi

su

riverberi

oro

e porpora

d’un

brillante sole,

laggiù

in una

pozzanghera

di cieco

cemento.

FOSSI CUPI

Limpide allietava il sole

Rose cremisi d’assurdo splendore

E Zefiro fra petali di mille viole

Danzava coi gigli in spirali di candore.

Ma d’un tratto scese l’ombra

Sui prati rossi.

Nera nube spense ogni ambra

Nel buio di cupi fossi.

Sbiadita ogni tinta

Si staglia unico al di là del monte

Linea cieca e muta

Di morte e dubbio l’orizzonte.

Invasa la terra e ogni umano essere vagante

Da un esercito di demoni in azione

Specializzato ciascuno dei quali e operante

Nel proprio campo di tentazione.

Più forte dai cupi fossi essa si alzerà

Verso chi nel cammin di fede dal peccato sembra distante,

Difficile preda più ambita sarà:

L’acqua santa in diabolico veleno mutamento devastante!

PERLE DI CANDORE

Fiammante il fulgido Sole

Con sfolgoranti gigli di fulgore

Nell’immane mare sino alla sponda sparge

Sentiero di luce che arde

Fra un miliardo di sguardi frementi

Corrucciati, bruciati, accecati

All’orizzonte rivolti

Bimbo nella spuma s’immerge

S’abbaglia di sorriso che splende

Carpendo coppa traboccante perle di candore

Con due mani Sole.

PROFONDITA’

Sorrisi Di Perla

Lacrime D’onice

Grida Di Smeraldo

Passioni Di Rubino

Cosa n’ode il mare?

Uguali, soavi e mille

Su profondità diafane

Del suo volto benigno

Solo

Mormorii d’Onda

Ombre di Spuma

Gigli di Fulgore

Ode il mare.

IL CARILLON DEL DOLORE

Culla Sporca Di Sperma

Strilla In Silenzio

Ma Ancora Sussurra

Melodie Di Velluto

Il Carillon.

MACHERA DI CRISTALLO

Chiudete il sipario

lo spettacolo volge alla fine

ormai stanco l’artista

sfinito si ritira

nel suo camerino.

Nel pubblico cercava

una luce

lo sguardo della sua ballerina

ma vana è la ricerca

lei danza

persa nel nulla.

Lo spettacolo impassibile

ricomincia:

“Ridi, ridi…

vivi, interpreta… sogna!”

Ci sarà

ancora una commedia

e come sempre tu sarai

l’incompreso protagonista,

al di là di te stesso

dietro maschera di cristallo

oltre ipocrite finzioni,

una smorfia di gelo.

Dolce e incantevole

l’illusione

malata

e tu sei inconsapevole maestro

regista

e attore.

LASSU’…OLTRE LE NUVOLE

Venne il vento

e portò via

i suoi ricordi,

in un alito

li rapì trascinandoli

senza darle spiegazione alcuna.

Leggeri

fluttuavano

nel cielo,

liberi

finalmente

di volare,

da soli

non più reali

senza vincoli.

Un sorriso rubato

un amore mai scordato

una passione

il dolce tocco di un bambino!

Volarono insieme

lassù

oltre le nuvole

oltre il blu.

Raggiunsero

mete da tanto sognate

per vivere ancora una volta nel cuore

di chi li aveva perduti.

ANIME MUTE

Solo ti perdo

In pensieri offuscati

Da nebbie indistinte

Attimi scappati

Da un destino non svelato

La tristezza t’invade

Come un’onda alta e potente

Che non lascia scampo

Tu piccola donna

Puntino nell’universo

Di anime indistinte

Di volti non definiti

Granello di sabbia

Sulla riva

Di un mare

Di corpi informi

Di anime lacerate

In un attimo

Da anni e anni

Di odio

Di vendetta

Di tragedie

Accumulati

Gli uni sugli altri

Anime mute

Stanno lì

In silenzio

Ad ascoltare

La speranza

Di un domani

Di un giorno nuovo

Di una nuova luce

Che rischiari il cammino

Una luce accecante

Bagliore d’amore

E fratellanza

Luce di tolleranza

Luce di pace

Che rischiari la speranza

Di una vita migliore

Di raggiungere la riva

Della salvezza.

GRIGIO ACQUARELLO

Pioggia sul selciato

colori indistinti

anime bagnate.

Delicatissimo

fruscio.

Sembra del pittore

il pennello che:

leggero dipinge

grigio acquarello.

Frusciare lento:

come seta

antica.

Leggero andare.

Semplicemente:

Piove.

MAGIE D’AUTUNNO

Quando le foglie

si preparano a morire

regalando:

non un’agonia

ma un tripudio di colori

il cuore immalinconisce.

Si sente andar via

rubare dall’età

offuscare dai ricordi.

Come le foglie

mescola colori.

L’oro: è l’amore.

L’argento: la sua età.

Il rosso: la sua vita.

Il verde: il suo prato di speranze

Questa è la magia.

Un bosco d’autunno

colorato.

Non è agonia.

di un cuore

ancora innamorato

di questa vita stanca.

LA TELA DELLE TRE SORELLE

Tre sorelle

tessono una tela.

Buio:sorregge il filo

Notte:tesse lesta

Orrore:cuce.

Grido, per tornare

quello che ero.

Nessuno ode.

Il silenzio tace.

Mi avvolge scuro

quasi maligno.

La tela è pronta:

sudario destinato

a una parola.

Deve morire:

il suo sepolcro

è pronto.

Solo la mia dolcissima Asia

può riaprire

il vaso.

Far uscir speranza.

Corri Asia corri

del tempo mi puoi

ancora regalare.

Il Vento

non lo voglio

ancora seppellire!

LA SCALA DEL TEMPO

Vecchie scale

consumate da secoli

di passi mi portano

alla finestra dove

stavo affacciato

da bambino.

Son passati anni

anni ed ancora anni!

e ti ritrovo qui

fedele,

polverosa

ma sempre amica.

Come sdraiato

su di un’antica e spettrale

sedia a dondolo.

man mano

crescevo

osservando il mondo

con occhi sempre nuovi.

Com’era bello

il paesaggio:

dolce brughiera

un pò nebbiosa.

ed io li, incantato

a guardare.

Anche ora mi affaccio.

Ritrovo quella voglia

d’un tempo.

che sembra

improvvisamente esumarsi.

Il vecchio ulivo,

sempre più grande,

ora mi sta salutando.

Lui mi riconosce ancora.

Eppure quanto

son cambiato da allora.

Scende piano

l’autunno

sui miei anni!

Come scende dolce

serena in fondo alla mia anima

la sera!

Ora devo, devo, devo

andare,

là dove tutto mi è straniero

il futuro nebuloso e incerto

la vecchiaia opprimente ed imminente.

Ma un giorno

un giorno forse tornerò

e quando ciò accadrà

chissà

se mi riconoscerai

ancora!

Chissà

se nel bianco dei miei capelli

e nella stanchezza delle mie rughe,

saprai captare nuovamente

gli occhi di me bambino.

SUSSURRI E POESIA

Liquide note

virtuose:

nell’aria spandono

voce melodiosa

di questo pianoforte.

Si confondono

col silenzio

danzando tra

i cristalli

del lampadario.

Sospese nei pensieri

si rincorrono

tra felicità e tristezza.

Pianissimo…………..

Ecco l’andante .

Sussurri e poesia.

Sull’ultima nota

s’incanta il silenzio.

VAI

Solchi l’acqua

Maestosa.

Tuo il mare

che succube

ti abbraccia

frusciante sussurra.

Ora vai,

non indugiare oltre

forte e sicura.

verso orizzonti

con nuovi arcobaleni.

La tua forza

dammi

prendimi come polena:

con te conoscerò

il sapore amaro del mare.

Oltre l’orizzonte

sparirò con te

coperto di sale.

TEMPESTA SPETTRALE

Passione

risplende

nel miraglio della lussuria

come fuoco

che arde

vane emozioni.

Frammenti rosso rubino

riflettono

il femmineo profilo

di suadente fascino

alchimia di incanto e fertilità.

Ricordo effimero

di perduto amore

volteggia

come foglia

al gelido vento

per poi svanire

in un anelito

di vivo sentimento.

offuscati i nostri lumi

dentro di noi saette

come serpi di una tempesta imminente

ritardata dal vento

strisciante dei nostri

mille brevi baci

e taci, taci…

pulsa parole e brama la mente

di voglia ossessiva

stropiccia d’arancia la pelle

e piega le gambe debolmente

ad ogni graffio

ad ogni morso

ad ogni soffio…

una cerniera lampo

scivola lenta in verticale

giù fino all’osso sacro

sinuosa sbaraglia il campo

come un freddo bisturi

la tua colonna vertebrale…

fa’ piano ché dentro di noi

la tempesta in corso

la diplomazia dei gesti

è all’erta per dilungare

questa lotta eterea

in questa notte eterna…

lesto sulle tue labbra

soave sul tuo neo

ti guardo cedere dolcemente

t’accarezzo da brividi il collo

e m’arrampico tra le tue valli…

ti adoro inginocchiato e fedele

bacio il tuo letto a mani tese

guanto d’ansia e di finta quiete

assorbito dal tuo incenso

frustato dalle tue catene

e ingoiato dalla forca…

frutto di mare

libertà e male

ti mangio crudo

sei il bisogno

sei vizio

sei sazietà animale

in questo lampo notturno

sei tempesta spettrale.

COMPLICE ARMONIA

Visi sconosciuti

dipinti sull’identica tela

nell’attesa di un sogno,

arrivano a percepire la vibrazione

di somiglianze ancestrali,

scoprendo gli occhi

a disegnare fuggevoli

momenti di serenità dell’anima.

Divisi da terre lontane

affiora il desiderio

di sentire le voci,

di sfiorare attimi di complice armonia

per nutrire lo stupore

che avvicina le emozioni più profonde.

Così, gemelli nel respiro,

camminando mano nella mano,

compagni d’avventura

del destino incantato,

una cascata di luce

inonderà l’intima passione

di una carezza al chiaro di luna.

Sarà la gioia di un incontro.

Per un lunghissimo istante…

che apparirà vicino all’infinito

in cui equilibrio e grazia,

liberando i sensi più puri,

concederanno il privilegio

di abitare lo stesso mondo.

IL CANTO DEL CIGNO

Vivide gocce rincorrono

immagini sbiadite nell’ombra;

drappi neri s’inseguono

nel cielo di lucida pioggia.

S’incammina la sera

e i tratti del mondo

scolora.

Bruciano nuvole torbide

– stordite, infiammate –

al canto del cigno

solista del sole.

Con lingua di fuoco

le afferra, dilaga,

si scioglie, le invade.

È un incendio sommerso

d’oro e piombo colati

– fusi l’uno nell’altro –

abbracciati.

Il cielo s’inebria,

svanisce la terra…

ESTASI ANTICHE

Quando il tempo era vivo

e potevi toccarlo

con dita profumate di bimba

non respirando ancora

quel suo aroma amaro,

quando poi ti baciò

fra i capelli e sulla pelle

facendoti donna,

facendoti dea

di giovinezza immortale,

lì ero io

come un veliero

sospeso sopra il mare,

uno squarcio ferito di vento

che scioglieva il dolore

a ricordarti chi ero

al di fuori di te,

immerso di carne e di sangue

a coprire il silenzio del tuo segreto..

E di ogni cosa sentisti finalmente il sapore.

Mi sfiorasti, vaga e indistinta

– visione intatta dell’anima –

pietra, raggio di luce e follia:

linfa dolce dalle vene,

dubbio aperto fra le cosce,

la percezione incerta di esistere

in bilico sul filo, per amare.

in estasi fuggevoli di nulla

a dissetarci coi nostri corpi mortali

e le nostre anime divine

ancora e poi ancora…

ABISSI SENZA SCAMPO

Arrenditi fra le mie braccia fragili

scivola piano ai bordi del mio cuore;

io ti ho dispersa ormai tra mille angoli

e nevica un silenzio che assassina…

Assolvimi per questo cielo inutile

– pieno di voli e abissi senza scampo-

ricorda che bellezza non perdona:

svicola serpe in fondo ai desideri.

E quel che è stato è cibo per i cani

– ruvido istinto che incatena ai limiti –

volgi lo sguardo, la tua strada è libera:

assolo e dissonanza ancora tiepidi…

Tutto mi tace intorno come l’ombra

del mondo che si allunga sulla via.

Gli occhi di un cieco tu li hai mai guardati?

Sono rivolti al sogno che non muta.

Conta solo il respiro, mentre il tempo

ignaro arresta il passo sulla soglia;

nevica adesso e ormai si è fatto tardi…

La parola, soltanto, gronda sangue.

IO RESPIRO

Era l’istante immobile, stremato

sugli occhi nudi e visionari

dell’aurora.

Raccolsi l’erba e chiusi il pugno

a trattenerlo,

ma fu l’errore a tradirmi

e sciolse il pianto.

Credo all’idea,

al sogno fatto carne

che mi fu spina

a crescermi nel cuore.

Fiore non schiude

se neghi pioggia al cielo

e nell’istante fermo, adesso,

io respiro.

SCHIAVA DELLA CARNE

Donna

che sei padrona di niente,

schiava della carne

spezza per me queste catene

rimescola il mio sangue

alla sabbia del deserto

trasfondi il tuo – piacere!-

in un’oasi di sole,

e rompi il silenzio

complice d’inganno,

restituisci dignità al cielo

ed al mio corpo:

rifammi bambino nel cuore e nell’anima

– come sai fare –

tu che dal tuo utero dài vita.

E fammi fiore

che dai miei petali strappati

non sgorghi più il dolore,

ma finalmente la speranza

di un giorno nuovo,

in cui la libertà di essere

non sia solo orizzonte

ma germoglio di vita vera.

INSEGUENDO LE NUVOLE

Le nuvole passano

dentro ai tuoi occhi,

sono uccelli che tornano

da molto lontano…

o forse stanno ancora partendo

per l’amore che non dice

e sussurrano parole,

nel silenzio.

Le nuvole oggi

mi attraversano il cuore,

sono gocce di pioggia

e di sole cadute

tra le dita bagnate

in fondo al secchio del tempo,

mentre il fiume scorreva

annegandomi i sogni…

Le mie nuvole

le ho succhiate da piccolo

nelle notti in cui avevo paura,

quando il buio

mi entrava dagli occhi

sotto fredde lenzuola di rabbia;

gli aquiloni strappavano il filo come palloncini colorati

e restavo a guardarli volare.

Ora che sono libero

dentro la mia illusione

voglio perdermi ancora, un sacco a pelo e via…

inseguendo le nuvole.

Mi raccolgo le lacrime

e ne intreccio collane:

incantesimi fragili,

perché il cielo è mutevole.

STANOTTE

Stanotte

ho fermato su di me

le tue labbra,

spezzando il lamento

del tempo

in cui fui senza esser chi sono.

Sull’erba

è lievitato di sole

il mio corpo,

l’ampolla si è versata

nel mare

del tuo vivermi dentro, da sempre.

E l’onda

si è infranta sull’orlo

del sogno

-donna, sangue, mio amore-

sgranando

l’eterno proprio fra le mie dita.

Tu stai a me

come l’acqua ad un fiore

come il buio alle stelle,

il canto antico degli avi

che mi nutre le vene.

Mi somigli, mi insegni

il flusso delle maree

-ritmo arcaico del cuore-

l’inverno che non si umilia

e incarna già primavere.

Stanotte

ti ho sentita tremare

nel sonno,

il dolore ha sfoltito le ciglia,

ma il tuo fiato

era culla e rifugio.

Il delirio

dei giorni sprecati

a contare

in silenzio la pioggia

si è dissolto

nel tuo abbraccio caldo

ai confini

di un mondo inviolato.

Ora dormi

mia Atlantide emersa

dal profondo

mistero notturno,

mio miraggio

più vero del vero…

e chiamandoti

imparo il mio nome.

E POESIA FU

Dall’amante tormento

fra le tenebre e aurora

originarono i venti

che impetuosi versarono,

zampillarono stelle

a illuminare la notte.

Il sangue sgorgò

dalle ferite del cielo.

E poesia fu

agli occhi dell’uomo.

SIMBIOSI D’ANIME

Fuso al ventre della Madre

-inscindibile crepa

d’immaturo amore-

sempre andrai cercando

un varco al centro

dell’universo ingrato.

Nuvole dense e pioggia

nei tuoi occhi

incontrati per strada

mentre già tradivo,

Armato di cristallo

crepitando lucciole distanti.

Non erano braccia

nè certezze

Non erano lievi i sogni

nè carezze

Avevo reciso il filo

di tristezza…

Anch’io

prigioniero di un’immagine stranita

Anch’io

perso per sempre nel deserto:

Ferite

aperte tra lacrime nude…

Eppure siamo stretti

uno nell’altra,

pericolanti tracce

del futuro,

sopravissuti allo strappo

più crudele.

Tremante sui sentieri

del tramonto,

attraversando in bilico

i crepacci,

trasparente è ancora

il nostro sguardo.

Sospesi sull’abisso,

franando a perdifiato nell’immenso…

Simbiotica

-d’intreccio indissolubile-

è la nostra

Unica Anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENIGMI INTERIORIultima modifica: 2012-12-25T11:08:00+01:00da claudiocisc1
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