uid_11db432c4da_580_0

LUCE

uid_11db432c4da_580_0.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LUCE

 

Quando nel buio della notte

perdutamente solo

come un bambino prego,

sento nascermi dentro una forza improvvisa

calore ed energia mi esplodono nel corpo,

ed è di nuovo LUCE nella mia anima

di nuovo LUCE dentro i miei occhi

gioia nel cuore

festa di sorrisi.

Quando invincibile

il male sembra sconfiggermi

ed ombrosi pensieri mi spingono verso la morte

una potenza positiva forte come un fuoco

scorre divampando nelle mie vene

ed è di nuovo LUCE nella mia anima

di nuovo LUCE dentro i miei occhi

pace nel cuore

libertà nella mente.

Quando con brividi di freddo

la paura mi assale

ed io credo di non farcela più

una voce intima mi infonde coraggio

pronta ad aiutarmi mi tende la mano

ed è di nuovo LUCE nella mia anima

di nuovo LUCE dentro i miei occhi

amore nel cuore

equilibrio nella mente.

Quando terrorizzato d’invecchiare e di morire

solo senza compagna e senza amore

sono schiavo del terribile pensiero che la mia vita non abbia senso o valore

tu cancelli di colpo questa mia agonia

la tua presenza rende preziosa la mia esistenza

ed è di nuovo LUCE nella mia anima

di nuovo LUCE dentro i miei occhi

serenità nel cuore

comunione con te attraverso la mente.

È di nuovo LUCE, LUCE e soltanto LUCE!

E spariscono le tenebre

fuggono da me fantasmi e demoni

è sconfitto il serpente.

Solo LUCE, LUCE, e per sempre LUCE.

Ed io ora so

che non smetterai mai di illuminarmi.

 

 

 

 

 

VIALE ALBERATO D’AUTUNNO

 

Cade una foglia

soffice piuma

leggera

volteggia nell’aria

come una ballerina che danza sulle punte

poi

si posa per terra

sul tappeto di questo viale alberato

anch’essa

parte d’una coperta

ingiallita

di foglie morte.

L’autunno è arrivato

con la sua malinconica dolcezza

ed ogni albero si sta spogliando

del proprio vestito.

I rami ormai nudi

sembrano tendere

le proprie braccia al cielo

quasi come ad abbracciarlo.

In un amplesso tenero ed appagante,

io mi stringo a te,

alma Natura,

voglio cogliere ogni tuo palpito

e respirare il tuo stesso respiro,

vestendomi dei tuoi colori.

 

 

 

 

 

CASTELLO ANTICO

 

Il castello

sta

là,

disteso sul colle

come statua imponente.

Guarda

nebbie e fantasmi

terre ed oceani

monotoni e spettrali

nel tempo che passa.

Ricorda

lotte e tormenti

amori e passioni

nel volgere lento

dei secoli.

Fra quelle mura antiche e millenarie

trova ancora rifugio un vecchio gabbiano

ammalato e stanco

che mira da lontano

le immense acque solcate nei voli.

 

 

 

 

 

MONTAGNE

 

Maestosi giganti addormentati

o eruttanti fuoco fra le gole,

vi osservo in silenzio su pendii boscosi di valli ridenti

brillare al sole come rocce ardite.

Cime svettanti che austere sfidate il cielo

incontrastate padrone dei grandi silenzi

accogliete le aquile, scrutate i mari

riconciliatevi con l’immenso.

Dolci declivi bianchi di pura neve,

inesplorati paradisi e regno di purezza,

siate finestra aperta verso l’infinito,

dove quiete e pace dànno ebbrezza.

Voi segno di grandezza vera,

espressione della potenza della natura madre,

noi al confronto tante formichine,

prede di paure e confusioni.

 

 

 

 

 

PRESAGIO DI MORTE

 

Ho un presagio,

qualcosa serpeggia nell’aria,

striscia invertebrata nella memoria,

credo sia angoscia,

spettro del mio respiro pesante.

Ansimo,

ho il fiato corto,

sarà paura,

e m’abbandono,

vinto.

È punta di spillo che penetra le mie carni,

solitudine

vuoto,

è vento di ghiaccio che invade

rapida mi scava nelle ossa.

Schiava la mia mente di lei e del suo male

vorrei almeno vederla, comprenderla

ma ella non si mostra,

mi osserva,

la si sente e basta.

In un muto silenzio

come trasparenza nascosta

penetra profonda nelle mie pupille,

non posso che subirla ma adesso so cos’è:

presagio di morte.

 

 

 

 

 

 

L’ANTICAMERA DELLA MORTE

 

La paura dilata il tempo come un elastico

il cuore palpita disordinatamente,

ansima il respiro.

Occhi catturati dall’inquietudine,

sguardi impietriti dal terrore,

il volto è una maschera.

Il corpo dapprima si oppone,

si dimena,

poi affoga in una lenta agonia.

Mentre il torpore immobilizza gli arti,

il cervello resta lucido qualche altro istante,

poi si perde la concezione dello spazio e delle ore.

Confusa e impaurita la mente,

l’abbandono può sembrare dolce e soffice,

l’ultimo respiro sembra seta.

L’uomo ora è rigido,

si adagia smarrito,

perduto.

L’attimo che segue è l’anticamera della morte,

il tempo immoto,

gli occhi pesanti, opachi, vitrei.

A malapena distinguono i colori,

si allontanano dalla vita,

graffiano la memoria.

Alle luci dell’alba

sguardi deliranti sigillano le tenebre

le labbra spalancate in una smorfia amorfa.

La morte brinda in calici d’argento,

il silenzio diventa

perfetta armonia.

 

 

 

 

 

 

LEI MI SEGUE

 

Ovunque io vada

lei mi segue

in silenzio

discreta

e senza farsi notare.

Ogni tanto mi sembra

di sentirne il respiro

dietro ogni angolo

ogni porta

ogni passo.

Non serve correre

rifugiarsi

scappare chissà dove

lei è la mia ombra

e ci sarà sempre.

Non riesco proprio

ad allontanarla da me

mi ossessiona

sono l’unico ad accorgermi di lei

soltanto io riesco a vederla.

Ma forse una soluzione c’è

no! non cadrò nelle sue braccia

non sarò il suo burattino abbandonato

ormai ho deciso

sarà la mia poesia a farmi fuggire da lei per sempre.

 

 

 

 

 

IL MIO DESERTO

 

Non ho mai conosciuto amore alcuno

in quest’orrido deserto

che è la mia vita,

solo miraggi d’amore inesistente

sete d’acqua mai bevuta.

È il deserto

quello nel quale mi ritrovo,

ricordo che è stata la mia culla,

momenti di intensa solitudine,

di preghiere inascoltate rivolte al cielo.

In fondo è sempre in esso che mi sono ritrovato

dopo lunghe corse affannate ad inseguire il vento,

a sognare di raggiungere le stelle,

nei miei occhi neanche un raggio di quel sole,

solo freddo nell’anima e nulla più.

Sento la notte nel mio cuore,

alitare con lunghi interminabili silenzi

giovinezza sfuggita fra le dita e perduta per sempre

sogni svaniti all’alba.

Non mi è rimasto che rifugiarmi nel deserto, amico fedele

lì anche se triste ogni cosa è mia,

è solo sabbia lo so, echi di silenzio

ma almeno non posso perdere

ciò che non ho mai avuto.

In questo mio deserto

il niente è tutto per me,

e il mio tutto è niente per il mondo,

oggi è la mia casa,

domani, la mia tomba.

 

 

 

 

 

 

SOLO

 

Pagina di giorni inutili

spesi a pensare e piangere,

muta amica di parole confidate ad un diario

silente fanciulla triste ma accattivante.

Con la tua veste leggera di tulle

mi inviti a ballare

un giro di danza e mi dici perfino:

“sai che amo ballare con te!”.

Mi afferri le mani e me le stringi forte

ed io mi sento così bene,

è tutto incredibilmente assurdo

incomprensibile.

Ma non vedi la contraddizione

nella nostra amicizia?

Io con te dovrei sentirmi…

solo!

 

 

 

 

 

 

PULEDRINO

 

È una piccola bellezza la sua

in tutti i sensi,

con quelle gambette ancor deboli.

Venuto alla luce da una settimana,

ha sempre un’aria incuriosita

per tutto ciò che di nuovo gli sta intorno.

È completamente nero come la notte,

con soltanto un piccolo raggio di luce sulla fronte;

fa tenerezza con quel corpicino che appena nato muove i primi passi.

Non so… ma questa piccola creatura

possiede una bellezza estranea a questo mondo, una novità

due occhietti dolci che osservandoli ti fanno innamorare di lui.

Ora, disteso fissa il vuoto

chissà a cosa pensa!

le sue orecchie attente aspettano qualcosa di curioso.

Appena la sua mamma si muove

lui la segue come se avesse paura di rimanere da solo,

in questo mondo che sente ancora straniero.

Con quelle lunghe gambette e tutto il suo corpicino

scoprirà pian piano la vita

e non sarà più un gioco.

E chissà,

forse un giorno sarà libero di correre lungo i campi

da solo con la sua raggiante bellezza.

 

 

 

 

 

 

AL MIO CANE

 

La tua presenza

colmava il vuoto

della mia oziosa solitudine,

spesso mi contrariava

il tuo lungo abbaiare

che ora mi manca da morire.

Mostravi tutta la tua gratitudine

stendendoti ai miei piedi

e mi contemplavi,

parlavi con gli occhi

ci capivamo

nell’incrociarsi dei nostri sguardi.

Ci ritrovavamo sempre

nel nostro mondo

pieno d’abitudini,

forse

non ero solamente il tuo padrone

ma il vero amore.

Oggi non ci sei più

la tua festosa compagnia

si è dissolta

nella morte

ricoperta

dalla nuda terra.

Ma per me

rimani sempre una ferita aperta

incancellabile ricordo dentro al mio vuoto

nel ripiombato abisso

d’un’altra e più profonda

solitudine.

 

 

 

 

 

 

FARFALLE

 

Le ali son come petali

di fiori colorati,

e con eleganza

volano posandosi sui prati.

Ed è in festa la radura

per quelle piccole creature sospese in aria,

sorride gioiosa

la natura tutta.

Un’esistenza tanto fragile

quanto bella e preziosa la loro

che dura solo qualche giorno,

il tempo di imparare a volare e farsi ammirare.

Ma a differenza degli uomini

accomunati dallo stesso destino,

son felici ugualmente mostrando di apprezzar la vita

e spensierati si godono

la loro breve gita terrena.

Son consapevoli

d’aver concorso fino in fondo

a far stupire gli uomini

e colorare il mondo.

 

 

 

 

 

L’AQUILONE

 

Un esile ma robusto filo

ci lega l’uno all’altra

e tu mi conduci senza esitazioni,

ed io posso andare più in alto

e scorgere paesaggi sublimi., bellezze mai viste.

Corri veloce

ammiro il mondo oltre la collina,

al di là delle montagne fino al mare

dove il cielo dona voce solo al mio respiro

mentre l’infinito abbraccia i miei pensieri.

Qualche nuvola all’orizzonte

accompagna il mio volo sempre più leggero

ed il vento mi sostiene l’anima

innocente e bambina in questo cielo azzurro,

più su di così io non sono stato mai.

Non so se le mie ali sono davvero forti,

o sei tu che mi incoraggi,

da quassù ogni segreto,

ogni promessa,

sembrano più veri, non arriva la cattiveria degli uomini.

Di quella terra lontana non scorgo più nulla,

quasi fosse ormai dimenticata e perduta

qua in alto tutto sa di eternità,

sto assaporando lentamente

la magia che mi circonda.

Vorrei descriverti ogni cosa che vedo

trasferendoti le emozioni che provo

ma tu continui sempre a dirigermi,

non ho paura di volare, sai

mi sei vicina nei pensieri.

Ora conosco i desideri del cuore

vivono scolpiti in me

ed io volerò per sempre

e ti porterò con me ovunque

al di sopra di queste montagne, oltre l’orizzonte

nello spazio infinito.

 

 

 

 

 

TU

 

Tu!

un vento gelido che consuma il respiro,

un bacio di lapide

dal sapore di terra,

tu mi indichi il cammino verso la morte.

Tu!

sei la notte del vampiro

che sorge dalle macerie della mia disperazione

triste riflesso di luna piena,

tu godi della mia rassegnata sconfitta.

Ma tu non sai

di quella scritta scolpita sul legno

di un ulivo arso dal vento,

che perde sangue lasciando un segno eterno di riscatto:

Sangue innocente di perdono, non di condanna.

Dopo tre giorni scaraventato fuori dalla tomba

slegato da ogni legame mortale.

Tu sconosci

che quella morte mostrava la vita

non più pioggia di dolore ma riso di angeli

in quella croce la definitiva vittoria.

 

 

 

 

 

C’È QUALCOSA

 

C’è qualcosa che immagini

quando sei bambino

e che poi perdi da grande.

È una sensazione magica

figlia della tua innocenza

vivida d’una luce quasi immortale.

Ma se da adulto riuscirai a ritrovarla,

davanti ai tuoi occhi

come per incanto si aprirà l’universo.

E le sue leggi lo governeranno con amore

e sarà armonia

bellezza cosmica.

L’oceano non ti farà più paura

e vorresti essere una goccia d’acqua

per unirti al mare.

E scoprire il tutto

essere in simbiosi con la natura

ammirarne il fascino.

Vorrai dare agli altri

la ricchezza che avrai dentro,

fino ad entrare in comunione con Dio.

Sentirai il bisogno di parlargli nel silenzio del tuo cuore

ringraziarlo per averti donato la vita

con le sue meraviglie sempre nuove.

 

 

 

 

 

SOGNO SVANITO

 

Sono in un prato,

un grande prato fiorito,

pieno di pace

e silenzio,

lì vedo i miei sogni perduti

impossibili

finiti.

Ci sei anche tu con essi

mi tendi le braccia con i capelli al vento

accenni un sorriso

ed io ti corro incontro,

ma di colpo mentre sto per sfiorarti

il mio sogno si spezza,

e il prato ridiventa il mio letto.

Il cielo torna ad essere un bianco soffitto,

tutto intorno si trasforma

il sole diventa luna,

il giorno notte,

ed è caos nella mia mente,

tormento nel cuore,

mi ritrovo solo.

Non più il tuo sorriso

ma lacrime nei miei occhi,

quella brezza leggera è ormai vento freddo sul mio viso,

addio mio dolce sogno inghiottito dalla realtà

di te mi rimarrà solo il ricordo

e la speranza di incontrarti di nuovo,

intanto mi consumo nella mia tristezza.

 

 

 

 

 

AD UN PASSO

 

La tua esile figura,

trasfigurata nello specchio dell’universo

come spicchio di luce scende dall’alto

e attraversa cieli

strati di lucide gemme.

Entra così nel giardino della mia vita

fiore rigoglioso che affonda radici

nella terra della mia carne,

mutando destinazione

orientandosi su di me.

Ed è amore

puro

asceso come in un vortice

alimentato dalla forza della speranza,

pervaso da particelle fuse di materia.

Imponente figura

regina e sovrana

giri le spalle

all’ultimo sguardo della tristezza

ormai

ad un passo dall’amore immortale.

 

 

 

 

CONCHIGLIA

 

Come una conchiglia

che racchiude in sé

i profumi e i segreti del mare,

attendi che le mie mani calde

si posino su te,

forti e gentili,

per raccogliere la tua essenza.

Spuma di mare e salsedine sulla mia pelle,

accarezzi il mio involucro

fragile eppur millenario con te vicino

mi osservi mostrandomi la tua fiduciosa nudità,

per poi sussurrarmi all’orecchie

suadenti parole d’amore

in un mistico erotismo.

Portami con te

nell’intimità di un pensiero ribelle,

cullami,

come onda che lambisce le coste,

scaldami,

con carezze e sguardi penetranti

infine vivimi.

Tu sarai per me fantasia che non teme realtà

ed io sarò per te complice silenzioso e compagno di giochi

di fughe e ritorni,

innocenze e malizie

brezze di desiderio

che spirano gioiose

e rallegrano il cuore.

E saremo

semplicemente noi,

attimi di vita,

creature senza tempo

anime viventi

liberi

indelebili.

 

 

 

 

 

ISTANTE ETERNO

 

Mi svegli di soprassalto,

la notte è carica di misteriosi segreti.

Esco dalla mia morbida tana

ed inseguo una fata irrequieta.

Mi conduce lì,

in luoghi soavi ed incantati.

Boschi incontaminati, fiumi e laghi scintillanti

profumi nascosti eppur quasi reali.

Lì incontro gli elfi, mitiche originali creature

e anche gnomi, folletti, e tanti strani esseri sconosciuti alla realtà.

Rimango a braccia aperte sotto cascate d’acqua cristallina

poi volo libero tra vulcani e nuvole.

Guardo affascinato ma non domando nulla

non oso chiedere dove sono.

So soltanto che è stato un istante eterno,

spazzato via troppo in fretta dalla bufera della vita.

 

 

 

 

 

SUSSURRI

 

Solo sussurri

parole senza voce

sovvien la morte,

riverberi di luna

a illuminar la notte

ritagliano paure ancestrali.

Occhi negli occhi

scorre l’ultimo sangue

mani giunte in preghiera,

antiche speranze in Dio

amor oltre la vita

sigillato in eterno.

 

 

 

 

 

IL GIOCO DELLA MORTE

 

Si è fatta bella

la morte,

che con mano gentile

dell’inferno m’ha schiuso le porte.

Stanotte ha indossato per me

l’abito da sera,

soffiandomi lieve sul viso

un alito di primavera.

È Bella!…È santa!… Così vestita da puttana,

giarrettiera, pizzo e calze a rete.

Con mosse seducenti s’aggiusta la gonna tra le gambe,

mentre si aggira furtiva con la sua falce intorno a queste tombe.

Intenso il suo odore,

inebria come vino l’aroma del peccato,

gocce di mistero i suoi occhi,

sensuale si manifesta il profumo del tormento.

Malizioso e penetrante il suo sguardo grigio fumo

m’ ha legato con robuste catene

e posseduto sull’altare del piacere

attimo di fugace emozione.

Come rito sacro

di gran sacerdotessa,

intenta a celebrare

messe nere.

Pezzi di carne cruda

e sangue offerti in sacrificio,

calice di fiele per acquietare

l’ansia nell’oblio.

Incantevole, dolce ella appare

e io l’ho amata

su un letto di passione impudica e discinta

intensi orgasmi i nostri tra lenzuola di seta,

nettare d’ambrosia e miele il suo calice.

È cosi bella….Così dolce ….Mio Dio !

sul viso vivida

risplende una luce.

Sembra innocente e pura

come una bambina,

il mio nero angelo

invece mi tenta come una sfrontata sgualdrina.

La cerco!… La voglio! … La bramo!…

non conosco il suo nome

ma in silenzio

la chiamo.

Da questo mucchio di cenere e ossa

dove è sepolta sotto nuda terra,

la mia sconsacrata fossa

è già pronta.

Leggera come un’odalisca

ella volteggia su opposti cieli,

sinuosa muove i passi di una strana danza,

sventolando lunghi veli.

È allegra…libera… e mi sorride!

Mentre cerco di afferrarla con le dita scheletrite:

“Dimmi come ti chiami!” le chiedo finalmente,

me lo scrive con rossetto color porpora

su una lavagna azzurra

illuminata da una stella:

“Amor mi chiamo io! E dolore è… l’eterno compagno mio”

mi risponde.

 

 

 

 

PREGHERÒ

 

Pregherò per chi mi ha creato

e per te che mi sei sconosciuto,

per chi nel deserto arso dal sole

brama un sorso d’acqua

e per chi nel freddo degli inverni

batte i denti esposto alla neve.

Pregherò per chi crede di cambiare

qualcosa con una guerra,

e allo stesso modo pregherò

per chi suda nella valle della vita,

mentre scuote con fatica

le zolle della propria terra.

Pregherò per chi cura le piaghe del corpo

non vedendo le ferite della propria anima,

pregherò anche quando da te

sarò cacciato, non capito

perché solo di parole sarò vestito

e di fede consolato.

Pregherò accettando

il tuo passo nel mio confine

condividendo senza spartire,

imparando a servire prima di mangiare

porgendo rispetto perché anche tu come me

non rimanga da solo ma faccia parte di un tutto.

Pregherò per chi è rinchiuso

dentro o fuori le mura,

che sia prigioniero d’ingiustizie

o per le proprie colpe,

per chi è un re e si sente povero

e per chi è povero ma si sente un re.

Pregherò per i tuoi azzardi

perché non di sola mano sarà il peccato

ma conteranno anche gli sguardi

di chi umilia con occhi e gesti,

pregherò per chi non crede

e per chi da poco ha imparato a farlo.

Pregherò senza giudicare perché ho peccato più di te

io che non so neanche il tuo nome,

pregherò senza limite alcuno

e ancor più per chi ha offeso

nella speranza che scopra

il valore di un perdono.

Pregherò

chiunque tu sia

alla luce del sole

o nel buio di questa notte

perché tu mi abbia al fianco

qualunque sarà la nostra sorte.

 

 

 

 

 

LA BAMBOLA GONFIABILE

 

Per quante notti

ti ho tenuta stretta a me, mio pneumatico amore

sotto le lenzuola come una vera amante!

Ti ho baciata, accarezzata, posseduta

quanto liquido seminale ho versato su di te

e quante dolci parole d’amore ti ho sussurrate.

Eri giovane in viso con trecce infantili

seducenti le tue forme

ti mostravi sempre pronta e disponibile.

Oggi rido di te

dell’assurdità di averti comprata

e tenuta nel letto con me per così tanto tempo.

È stata solamente follia

o la mia solitudine forse è la chiave d’ogni risposta

ma non c’è nulla di logico in questa pazzia che è la vita.

È la mente umana

specie la mia nella propria lucida follia

ad esser così ammirevolmente imprevedibile.

 

 

 

 

 

CARITÀ

 

Siede un mendico

lungo la strada

con voce querula

tende la mano.

Passan le donne

lo sfioran gli uomini

nessuno sguardo

verso il vecchio scarno.

Eppur egli tende

più smunto il viso

sempre protesa

la mano tremante.

O perché mai

indifferente l’uomo

alla miseria resta

del proprio fratello?

 

 

 

 

 

ATTESA

 

Felici tanto

al tremulo trillar d’un campanello

i bimbi escono da scuola.

Ed erra una gran gioia tutta intorno

che irrompe impetuosa nel cortile

fra dolci braccia trepide d’attesa.

È tutto un luccichio di mille speme

di palpiti e d’amore

su cui sorride intatto l’arco dei cieli.

 

 

 

 

MIA STREGA

 

Balla mia strega

balla per me muovendo più forte i fianchi

balla con il corpo e con l’anima.

Balla sotto questa luna piena

colora d’argento i miei sogni

nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici diamanti.

Non ho bisogno di bere il tuo filtro

mi hai stregato solo con lo sguardo

mi hai in tuo potere ormai.

Riempimi i sensi e l’anima di te

abbandonati tra le mie braccia

e regalami la tua follia per sempre.

 

 

 

 

 

LA BELLEZZA DEL SILENZIO

 

Chiuso in un silenzio

senza fine

la solitudine mi fa compagnia.

È bello il silenzio

è di una bellezza

che fa paura.

 

 

 

 

 

COLORI SPENTI

 

Tu, bambino che abbracci un fucile e spari,

dimmi cosa guardi lassù.

Io vedo solamente un cielo di fuoco che illumina la notte,

cammino tra i campi ed urto contro… la morte.

E tu, bambino che schiavo fai la guerra imbracciando un fucile,

dimmi, raccontami di quando nei prati vedevi fiori bianchi.

Io… non li vedo più!

osservo solo occhi che non guardano più alcun colore,

orecchie che non sentono più alcun rumore

cuori che non provano più alcun dolore.

Erba spezzata, prati calpestati, fiori contaminati.

Io bambino Italiano chiedo a Dio per te,

un infinito giardino, che risvegli il tuo cuore e ti riporti a giocare.

 

 

 

 

 

 

OCCHI SENZA LUCE

 

Ti guardi riflessa allo specchio,

sei bella ancora,

ma come sei diventata adesso? Sembri anestetizzata

chi sei? Fuggi da questa tua vita vuota.

Hai il viso di sempre,

i gesti, le smorfie

non son cambiate,

ti manca il sorriso lo so

ma sei tu, positiva, anche se credi di non esserlo

sei quella di prima,

la stessa che un tempo correva felice, eri un mito per me

ingenua, innocente, serena

con gli occhi pieni di sogni,

diamanti di luce

sei sempre tu, speciale, non immagini quanto

son solo passati due anni!

tu non puoi sentirti già vecchia, inventa di nuovo la vita.

Hai cercato la tua libertà senza sapere mai dov’era.

I sogni

ti sono stati rubati dal destino

e tu,

sei da sola nel mondo,

fantasma vagante senza pace

inquietudine nell’anima.

Dolore?

Sì,

tu l’hai conosciuto, vissuto e forse ti ha fortificato

ma ora non è tempo di morire come credi.

Devi reagire alle ingiurie e ai malanni che ti stendono,

risorgere dalle macerie: morire è il nulla

chi vive può ancora sperare.

Vedrai cambierà solo se tu ti ritroverai

e ritornerai ad essere quella di ieri in una casa che non sia solo tua.

Adesso anche gli occhi

sembrano spenti, svogliati

e non è rimasto che vuoto,

un corpo riflesso allo specchio,

privo d’identità, senza reazioni

che non sa chi sia, ridotto ai minimi termini

giovane ancora,

ma vecchio dentro,

vivo

ma senza sangue nelle vene,

con un viso che non sorride

e due occhi senza luce.

 

 

 

 

 

 

MELODIE DEL CUORE

 

Ho riascoltato oggi,

dopo anni,

una musica che non sentivo più:

liuto, violino, arpa e chitarra.

Una cascata di suoni

che prima, la mia tristezza,

mi impediva di apprezzare;

le scale di chitarra

percorse da dita alate;

i trilli del violino

suonati da un archetto fatato;

le note del liuto

toccate con dolce armonia;

le fantasie dell’arpa

cercate fra una miriade di corde;

ma la mia anima, prima, non era serena;

e non c’è mente più chiusa di quella

che non si vuole concedere!

Ma oggi, di nuovo,

ho apprezzato quelle melodie

e che gioia sentir cantare nuovamente il cuore!

 

 

 

 

 

LA VOCE DEL CREATO

 

Musica nell’universo

come di mille strumenti

agli occhi nascosti

ma palpitanti di ancestrali note.

Armoniose spirali si diffondono,

vagano sospinte dal vento,

cullate dalle onde del mare,

vestite della tenerezza di un’alba,

del riverbero infuocato di un tramonto.

Melodie piovono dal cielo stellato,

scivolano sui raggi di luna

e si librano nel silenzio della notte

come nenia al sonno degli umani.

Suoni sublimi rapito percepisci

se incontri il languido sguardo di una donna

o il candido sorriso di un bambino,

se chi soffre con gli occhi ti ringrazia,

grato apprezzando una tua carezza.

Non soltanto gli artisti hanno sensi

per cogliere il bello della vita:

basta lasciare fuori da se stessi

il fragore del mondo

ed ascoltar la voce del creato,

di ciò che ci circonda e che ci parla

di quanto la Natura ci ha donato.

 

 

 

 

 

 

STILLE DI SENTIMENTI

 

Stille di sentimenti

imperlano i miei occhi,

scavano solchi sul viso,

scendono lunghe e piovono

su questo foglio vuoto.

Lacrima il mio pensiero,

piange il ricordo

di un passato lontano

che più non può tornare

immobile come mummia imbalsamata.

Di quel che avevo in mano

e distratto lasciai cadere,

di ciò che allora non colsi

ed incosciente sciupai

nulla più mi rimarrà.

 

 

 

 

 

 

GLI OCCHI DI UN BAMBINO

 

Guarda la luce

negli occhi

di un bambino,

osservane la purezza,

la voglia di scoprire,

l’innocenza.

Guardala attentamente,

fanne tesoro,

proteggila,

è il riflesso d’un angelo,

melodia del paradiso,

ninnananna e girotondo di eternità.

Solo quella luce autentica

riuscirà a rimetterti

in pace col mondo,

sarà l’unica ragione

per cui valga la pena

vivere e sperare nel domani.

 

 

 

 

 

 

ELEVATI POETA

 

Elevati, poeta!

agita forte le ali della fantasia

e portati in alto,

dove non giunga il rantolo

di questa umanità morente,

il fragore delle armi,

la disperazione degli oppressi.

Allontana dallo sguardo

le brutture di un mondo

contaminato e contorto.

Immergiti nell’argento lunare

e fatti specchio per riflettere

su questa derelitta terra,

un raggio rubato al sole

che illumini le menti

e sia speranza d’un futuro migliore.

Eleva, ispirato Aedo,

un canto di pace che come neve

scenda ad ammantare le valli

ed addolcire i cuori.

Celebra la Natura,

che pur maltrattata e stanca,

ogni giorno si veste di bellezza

per far felice l’uomo.

 

 

 

 

 

 

I VECCHI

 

E guardo questi volti stanchi

il mio cuore e la mia anima

si aprono a nuove sensazioni profonde

di indicibile tenerezza

che mi conducono alla scoperta di un mondo

a me prima sconosciuto.

Provo a ridisegnare la vita di ciascuno di loro

anime vaganti in un limbo immaginario

ma così terribilmente reale

quasi tangibile.

così disperatamente soli, avviliti, scoraggiati

invecchiati di fuori ma tornati bambini di dentro.

Menti brillanti un giorno ormai lontano

ora prigioniere di se stesse

dove le parole che escono dal cuore

diventano solo suoni col sapore salato

delle loro lacrime non viste,

vecchi considerati morti ancor prima di esserlo.

Sarebbe così semplice capire, provare nella profondità di noi stessi

tutti i sentimenti che ci propongono

inconsapevolmente queste anime silenziose

che forse non hanno avuto il tempo di dire, ieri:

“Io vado. Esco di scena.

Ti lascio il palco della vita; il prossimo atto è tuo”.

 

 

 

 

 

 

 

SCONVOLGIMI

 

Trascinando la mia anima per i capelli

portami negli oceani più tumultuosi,

facendo ondulare nelle profondità

il mio esile essere come un fuscello.

Poi di corsa

trascinami nei deserti più arroventati,

con migliaia di serpenti ai miei piedi

in modo che io possa atterrirmi.

Quando tu mi prendi il cuore e lo stomaco

sei peggio di un cancro

non hai pietà

mi annienti, mi distruggi.

Spingimi da altissime cascate

e lanciami giù per lasciarmi affogare nelle acque impazzite

facendomi percepire il vuoto assoluto

più terribile della stessa imminente fine.

Segregami in caverne

popolate da infimi animali

che possano succhiare

quasi tutto il mio sangue.

Fammi sostare in vallate sconfinate perennemente ghiacciate,

abitate da enormi rapaci

pronti ad affondare i loro poderosi artigli

nella mia povera carne.

Sii spietata e crudele con me

perché sai esserlo se vuoi

questa è la tua essenza di donna angelica

pronta all’occorrenza a diventare diabolica.

Svegliami nel cuore della notte

accelerando i miei battiti all’impazzata

e poi via nelle foreste più nere

tra il rumore assordante delle piogge battenti.

Voglio che tu mi faccia sentire

il suono minimale della follia,

mordimi quando fai l’amore con me

mischia sangue e orgasmo, orgasmo e sangue.

Fammi raggiungere le cime delle montagne più alte

ed ascoltare il fortissimo sibilo del vento,

poi giù nelle grotte più oscure e remote

dentro l’occhio di uragani giganteschi.

Sarò nudo come un verme

ma tu indifferente ai miei lamenti

mi lascerai schiavo di dolorose tagliole

coi miei piedi lacerati da piaghe.

Insieme a te avrei voluto tante volte morire,

guardami!

mi è rimasta soltanto

un po’ di compassione per me stesso.

Se mi farai tutto questo

io ti amerò di più,

amore mio

sconvolgimi!

 

 

 

 

 

 

PICCOLO RIVOLO

 

Ascolto il ruscello

mentre lento ma eterno

scorre assieme ai miei pensieri,

ai ricordi di una vita.

Gocce distillate

dal suono fresco di purezza

scendon giù dalla montagna

per finire chissà dove.

Solo io e te piccolo torrente

potessi seguirti,

tornando ad esser innocente bambino,

e lievemente carezzar le tue sponde.

Percorrere strade di verità

che solo tu sai attraversare

che noi umani abbiamo da tempo perdute

sulla nostra zattera ormai alla deriva.

La sapienza è sconfitta

la ragione calpestata,

è la speranza del domani che è morta

e con essa l’amore.

Ormai niente di questo mondo

somiglia più a te, casto ruscello!

Lascia che io stia qui vicino a te piccolo rivolo

ad imparare cose che solo tu puoi dirmi

con la musica delle tue limpide acque

col silenzio delle tue magiche parole.

 

 

 

 

PRIGIONIERO

 

Non ho mai chiesto di esser nato

ma è ugualmente avvenuto,

non è quello che volevo

indossare ogni giorno una maschera diversa

tanto da non sapere più chi sono

per chi vivo e perché.

Prigioniero di questo corpo

prigioniero di questa anima

prigioniero di questi pensieri

pensieri che ogni giorno si infrangono in me come onde forti

spinte dalla rabbia del mare

senza smettere mai.

L’odio, l’amore

la vita, la morte

la gioia, il dolore

che senso c’è in tutto questo?

se non il fatto di essere prigioniero di me stesso

prigioniero sino all’ultimo respiro.

E poi alla fine di questo incubo che cosa resta?

Una fredda tomba?

Solo il pensiero della pace

può darmi sollievo

quella pace che non ho mai avuto

da prigioniero di questa carne,

una pace vera, finalmente!

senza più onde.

 

 

 

 

 

DI NOTTE

 

Di notte tutto è diverso,

e cambia aspetto

e anche il freddo

può divenire calore.

Di notte tutto è più intimo,

c’è chi si abbraccia per dormire,

chi per passeggiare,

chi per far festa,

e anche un randagio,

cane o uomo che sia,

può suscitarti tenerezza.

Di notte puoi essere quello

che di giorno non sei,

forse perché non ne hai il coraggio,

c’è chi si spoglia di quelle vesti non sue

obbligato ad indossarle col sole

finalmente libero di essere se stesso.

Di notte puoi sognare,

nasconderti

amare

fare ciò che la mente vuole

ed entrare in contatto con anime

che di giorno non puoi mai vedere.

Di notte tutto è più romantico,

ti guarda la luna dal cielo

e brillano su te le stelle

torni dentro le favole dei bambini.

Di notte fai l’amore nei posti più incantevoli,

in quelli più assurdi

spariscono i tabù, si cancellano le inibizioni.

Di notte rifletti

preghi

crei opere d’arte.

Di notte non ci sono fantasmi

esistono solo di giorno nella tua psiche

ma con l’aiuto delle ombre puoi liberartene.

Altro che tenebre,

la notte è vita,

magia.

Di notte ti ritrovi,

di notte vivi

di notte avverti le emozioni più forti.

Di notte tutto è possibile.

 

 

 

 

 

VAGO

 

Vado

ma in realtà vengo sospinto,

verso un destino ignoto

e vago senza luce;

avanzo a passi incerti,

non ho meta,

neppure so dove la via conduce.

Spesso smarrito

guardo alle mie spalle,

alla già lunga strada che ho percorso

ed avvilito resto a meditare

quanto del tempo mio

sia già trascorso

e quanto ancora me ne rimane.

Rivivo ore di dolore e gioia,

rivedo visi amati,

e sento a volte in lontananza

suoni di campane

scandire l’ore al buio della notte

quello stesso suono che avvertivo

nelle mie inquiete notti di fanciullo.

Mi ritrovo di colpo

ragazzo spensierato,

giovane speranzoso ed incosciente,

capace d’inseguire con coraggio

sogni che dominavano la mente;

non so esattamente cosa mi prende

ma in quegli attimi io mi sento rinascere.

Ma cosa resta in fondo

di ciò nel mio presente?

forse un po’ d’esperienza ormai acquisita

qualche gioia che mi diletto a ricordare,

tristi rimpianti d’un’età beata

ma nulla più

che possa riempire questo incolmabile vuoto.

Vorrei sedermi un poco a riposare,

ma l’impietoso tempo non consente:

bisogna andare avanti senza pause,

incontro all’al di là, a cercare il niente,

darei miniere di soldi, maturità e saggezza dell’età adulta

pur di riavere in cambio anche solo un briciolo

della mia perduta adolescenza.

 

 

 

 

 

VOCI NOTTURNE

 

Scende la notte

sulla valle intorno

brillano in cielo

da lontan le stelle

la vita immersa

in un languor di pace.

Pur nel silenzio

voci vaghe s’odono

a tratti

altre

più ancor

distinte.

Fremiti di fronde

gracidii di rane

squittir d’alati

e d’animal notturni,

poi silenzio assoluto, più ombre e nulla

e fioche luci lontane.

O immenso buio

chi può dirmi

se riposa alfin

ciascun mortale

e se son pianto

le notturne voci?

 

 

 

 

 

 

 

 

SORRIDI

 

Sorridi!

Il tuo sorriso

illumina la stanza.

Sorridi!

È un giorno in bianco e nero

che si veste di arcobaleno.

Sorridi!

E l’uva si fa vino

il grano pane.

Sorridi!

Come un bambino che gioca

come una ragazzina nel suo primo amore.

Sorridi!

I primi raggi del mattino

han già vinto le ombre.

Sorridi !

La tristezza andrà via

ogni lacrima scomparirà dai tuoi occhi.

Sorridi!

Fa’ che ci sia allegria nel cuor

non abituarti mai al dolore.

Sorridi!

Fino a stancarti le labbra

mostrando i denti.

Sorridi!

Fino a quando non ti addormenterai

sorridi ancor e sempre.

 

 

 

 

 

 

VOLARE IN ALTO

 

Tentare, osare, ardire,

senza posa cercare,

nulla dietro lasciare.

Non affogare nella tristezza

reagire senza mai arrendersi

credere in se stessi.

Degli audaci è la vittoria,

di chi al cielo dirige lo sguardo

e mediocrità disprezza.

Sono i vermi che strisciano

presto preda dei rapaci

che volteggiano nell’aria.

Indirizzare la mente

verso grandi ideali,

ambire l’irraggiungibile.

Inseguire i propri sogni

anche per spinosi sentieri,

incuranti degli insuccessi.

Pretendere il meglio in assoluto,

volare alto e un dì potersi dire:

ho fatto tutto ciò che ho potuto.

 

 

 

 

 

 

A ME STESSO

 

Non può esser finita se non è manco cominciata!

Hai toccato il fondo, non puoi scendere di più.

La vita è fatta di alti e bassi.

Solo quando

sei nel punto più basso e non vuoi morire

puoi dire che è arrivato

il momento di tornare su

ma come si fa a risalire

se non si ha il coraggio

di cambiare?

E se cambiare

per te vuol dire solo

ritornare

al punto di partenza?

Allora datti una smossa finalmente, è colpa tua! Lo sai

non piangerti addosso e reagisci in una nuova vita che ti somigli davvero.

Forse all’inizio ti sembrerà duro o impossibile

ma poi cambierà vedrai, sarà la tua rivincita

ma solo se tu lo vorrai veramente

dipende solo da te

e da nessun altro. Puoi cambiare quello che è stato e cancellare il passato.

Guarirai solo quando lo crederai davvero

e sarai un uomo nuovo se ti convincerai di riuscirci, ritroverai la strada trasformando il destino

sì! ce la farai, tu vincerai.

 

 

 

 

 

 

L’IMMENSO

 

Né più ti basterà

guardare il granchio

assiso sulla riva,

il sasso assiderato,

il lombrico nella crepa

e svolazzi radenti

di lucustre.

E più in là, sulla battigia,

il cannolicchio pesto,

e scheletri di carpe,

e legni secchi,

come gemiti di croce,

pallide alternative al vivere

in un mondo fatuo.

Tenderai lo sguardo oltre

l’azzurro planare dei gabbiani,

dei densi fumi che chiudono

della marina l’ultimo orizzonte

ov’uomo eterna, l’arcano.

Finalmente avrai l’Alternativa

ti arricchirai d’immenso.

 

 

 

 

 

 

 

 

SERENITÀ INTERIORE

 

Vivi in serenità

per come ti riesce

e ricorda ogni giorno

che non può piovere per sempre.

Nelle mattine di primavera

segui con gioia

il risveglio della natura

ed il sole che diventa più giallo.

Non pensare che il mondo

sia sempre pronto a prendersi gioco di te

ma fai in modo, con tutte le tue energie

che questo non accada.

Nei pomeriggi d’estate

respira profondamente l’aria dopo i temporali

e apprezza liberando la mente

quei pochi attimi di frescura.

Con i tuoi cari e con il prossimo

sii sempre leale e sincero:

il rispetto per gli altri

è la più grande virtù.

Nelle sere d’autunno

osserva le prime nebbie

che avvolgono la terra

e comincia a mandare i pensieri lontano.

L’essere umile ti aiuterà con forza

ogni giorno

anche quando dovrai lasciare

tutte queste cose, nei momenti difficili saprai chi ti vuol bene.

E ti siano d’ausilio tali pensieri

per poter guardare il buio delle notti d’inverno

con tranquillità, con la stessa tranquillità

con cui avrai seguito il sole di primavera.

 

 

 

 

 

È LA VITA

 

Una margherita gialla in un campo di grano

guardarla e di colpo scoppiare a ridere senza motivo

che buffo!

e sentirsi improvvisamente bambino

e ridere, correre, aver voglia d’abbracciare

tutto ciò che s’incontra per la strada:

un cavalluccio marino sulla sabbia

una giornata di vento,

un mandarino sull’albero,

mille chiese

una rondine che vola

sola!

Tutto sembra un meraviglioso e pittoresco quadro

dipinto di colori coi pennelli

dal più grande artista di tutti i tempi.

E continuare a guardarsi intorno

scoprendo ogni cosa con stupore e meraviglia:

un gatto sul tetto dormire come fosse in un comodo letto,

il sorriso smagliante di un viandante,

il rumore di pioggia battente, la luce del sole,

il gallo che canta, l’arcobaleno che ride,

è tutto così strano, così…magico!

È la vita,

semplicemente la vita!

le sue forme, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori.

È la vita che ti prende

ti porta con sé

e voli su immagini di sogni

fantastici ed irreali

fanciulleschi e spensierati.

E non smettere proprio mai di ridere, correre, abbracciare

lo sguardo sereno si posa su ogni cosa, il mondo sembra tutto rosa

mentre l’anima si sveglia immersa nel giallo dell’autunno,

si abbandona all’ebbrezza dell’estate,

alla neve bianca dell’inverno

ai papaveri rossi di primavera.

E il pensiero corre… corre come un fiume in discesa

e s’infiamma come la brace sul fuoco

poi diviene alato come un airone libero

mentre corro senza stancarmi, guardo il cielo felice, respiro l’aria

mi sento vivo…vivo…vivo… vivendo la VITA!

 

 

 

 

 

RECITAZIONE

 

Contorti, sofferenti

i miei pensieri ballano tetre danze

nella mente sconvolta da antico dolore;

gelido il sorriso sulle mie labbra,

forzato, quasi un ghigno beffardo,

mistificazione di gioia, paravento

di un’amarezza che tutto mi pervade

e che stroncare mi vuole.

Arduo è vincere la voglia di cedere,

di arrendersi senza un grido, un lamento,

dicendo solo: basta… hai vinto!

Poi l’abbandono cede alla speranza,

alla rabbiosa riscossa, al sano orgoglio:

rispetto mi devo, risorgere occorre,

ridestarsi dal torpore!

Ed anche se a denti stretti

e nascondendo le lacrime,

mi ridipingo un sorriso sulla faccia

e riprendo a recitar la mia commedia.

 

 

 

 

 

 

 

VIVI

 

Vivi ogni momento

come se fosse

prossimo a sbocciare,

come il gambo

ha il suo fiore,

come l’alba

il suo sole

e poi…

viversi

sfiorarsi,

lasciarsi andare,

quanto è delizioso

sorprendersi!

Ma non temere

non c’è un tempo

per appassire,

e nel tramonto

non c’è fine

sai,

nella tua purezza

ogni vita si rigenera.

Non cercare altrove la felicità

vivila dentro di te.

 

 

 

 

 

NELLA VALLE DEI SOSPIRI

 

Notte tetra, l’anima è in tormento

nella vicina foresta sibila il vento,

occhi stanchi, tristi e doloranti

scorgono immagini aberranti,

i solchi della mente luoghi speciali

per accogliere pensieri innaturali,

sarà stanchezza o malinconia

oppure un eccesso di fantasia,

vedo gli avvenimenti del passato

che sino a qui mi han trascinato,

pezzi di un mosaico mai risolto

umana condizione che affligge molto,

come un rebus senza soluzione

ti conduce all’eterna dannazione;

rifuggo in un sonno riparatore

come una preda dal cacciatore,

la mia anima vagabonda all’infinito

cercando il sollievo che m’ha tradito,

naufrago smarrito nel mare dei pensieri

amici ambigui di oggi e di ieri,

giungo sulla riva immaginaria

di un isola fatata e solitaria,

percorro il mio strano cammino

noto solamente all’ente divino,

vedo anime raminghe e vessate

con colpe non ancora scontate,

giungono le voci e i molteplici respiri

di spiriti che abitano la valle dei sospiri!

 

 

 

 

 

NON HO ALIBI

 

E non ho alibi

in questa mia follia

spartito senza note

per muto concerto.

Non ho domande

in questo mio deambulare

nel baratro

del vuoto.

Vago nel sentore

di una parola senza senso

partorita dall’astrazione

della non memoria.

Come onda del mare

si abbatte

irruente

sullo scoglio,

così

i ricordi miei

incontenibili

tornano.

 

 

 

 

 

 

LA SOLITUDINE DEL POETA

 

Nella spirale dell’indifferenza

a denti stretti plasmi parole,

e la notte dipani nuvole di sogni

per adagiarvi morenti illusioni

crocifisse ai remi

del quotidiano andare.

Poeta, troppo spesso la tua gioia

è fatta solamente di parole:

germogli nutriti di dolore.

Vesti abiti di solitudine,

nascondi le tue delusioni

dietro maschere di cortesia,

chiuse nel bozzolo del silenzio

indelebili le tue speranze

attendono ancora il sorgere d’impossibili aurore:

sempre spente

dal cader dello sguardo nel riflesso

inesorabile dello specchio.

Sulle labbra costantemente preme

insoluta la domanda:

Quale la mia sorte?

Il senso vero di me?

sei solo poeta

molto più solo di chi ti legge.

Un’infinità di pupazzetti sparsi per casa mia

gli unici miei amici.

 

 

 

 

 

 

 

RIFLESSI DI LUCI

 

Mi perdo nei suoi occhi

nelle notti che mi mancano,

approdo nelle sue labbra

come vascello nella quieta baia,

godendo attesi ritorni

di perpetue partenze.

Rileggo la mia vita

nello specchio del suo volto,

lancio la mia anima nel baratro dell’infinito

per coglierne il senso pieno

e inalterato da scure visioni,

rapito da trepidanti attese.

Ripercorro i viali alberati,

odorosi di glicini essenze,

ritrovo garrule le rondini

e miti le primavere consumate

e tutto mi appare buono,

e tutto mi appare vero;

Dal posto del suo sguardo

anche l’universo sembra più lieve,

distanti

riflessi di luci

mi riportano indietro nel tempo

rapito da antiche memorie.

 

 

 

 

 

 

LINFA VITALE

 

Linfa vitale

uscita intatta dal tempo dei millenni

come il respiro della storia all’albe di tutti i giorni

come melodia d’infinito

rubata ai venti della tua terra

come i presagi

rapiti a nuovi orizzonti

per la salute dei vivi.

Ma la luce dei tuoi anni va oltre il tempo

ed accende riflessi nuovi

la morta gora dei secoli.

Oh, i giorni laboriosi

nella vecchia casa degli ulivi!

Intorno alle derelitte pietre

che sanno di stagioni spente

un albeggiare di primavere

accoglie l’umile ancella

mossa dal fiato di Dio.

L’esile rete luminosa

infiammerà l’infinito

ed aprirà ai secoli il nuovo tempo.

Ora

sul tuo volto d’estasi

che ogni nube dislega

l’essere profondo del tuo amore di Madre

affranca l’anelito e l’ansia dei vivi.

E non importa se dolore a dolore

ti recheranno ancora figli

domani:

come ieri, come oggi, come sempre,

le tue mani s’illumineranno di grazia

e i tuoi occhi piangeranno di luce.

 

 

 

 

 

VECCHIA SIGNORA

 

Su di un comodino scordato,

stipato in un angolo scomodo,

riposano gli impolverati belletti:

perlate polveri ed odorosi olii,

antiche maschere artificiali.

Solo Follia ora copre i tratti,

sfatti dalla voluttà e dal tempo,

truccando a suo modo il volto:

sangue sulle languide labbra,

cenere copre gli stanchi occhi.

Davanti allo specchio venato,

cerchiato di stelle spente,

scende il sipario sullo spettacolo:

malsano ghigno s’apre tra le dita,

rigide sbarre tra Lei e la realtà.

LUCEultima modifica: 2012-12-25T11:20:00+01:00da claudiocisc1
Reposta per primo quest’articolo